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Sabrina Egidi

 

Sono nata a Roma.
La famiglia di mio marito è antiquaria da diverse generazioni.  Da loro ho ereditato il gusto per le cose belle, la conoscenza delle cose antiche e la cura per una clientela esigente e sempre alla ricerca di rarità.
Per molti anni ho curato le mie gallerie a pochi passi da Piazza Navona, una in Piazza dell’Orologio e una in via dei Coronari.

Nel 2002 ho deciso di specializzarmi e ho acquisito il Ruolo di esperta in mobili italiani sia nell’albo dei periti della Camera di Commercio di Roma, sia nell’albo dei periti del Tribunale Civile di Roma.
Nel 2005 mi sono trasferita a Parigi. Qui  apro una boutique nel prestigioso Marché Serpette, tempio della decorazione e culla di tutte le tendenze del momento.
Grazie a questa esperienza ho conosciuto i piú importanti designer e decoratori internazionali.  La mia clientela si è arricchita di nomi importanti nel campo della Haute Couture, del design e del mondo dello spettacolo.
Ora ho deciso di essere presente sul web per mantenere un contatto con la mia clientela e per raggiungere quelli che ancora non mi conoscono.

Buona navigazione

Sabrina

Arezzo

Si tratta di una fiera a cadenza mensile, che si svolge tuttora durante il primo sabato e domenica di ogni mese nel centro storico e nelle vie adiacenti della città.

Arezzo é stato veramente un mercato storico per questo lavoro dove si trovava della merce di altissima qualità.

Tutto iniziava il mercoledì e giovedì quando arrivavano “i genovesi“. Infatti tanti antiquari di Genova e della Liguria in generale si erano installati all’interno del bellissimo palazzo Cofani- Brizzolari, con vista su Piazza Grande dove scaricavano una quantità di merce incredibile, dai salotti dorati ai quadri sacri di alta epoca.

A proposito di arredi sacri una volta acquistai da un genovese, il cui figlio è ancora mio amico e gestisce brillantemente una casa d’aste a Milano, una bellissima serie di 12 candelieri Luigi XIV in legno dorato .

In quel luogo suggestivo avveniva la prima ricerca che proseguiva poi per le tantissime botteghe del centro.

Per tutti gli altri espositori che venivano da fuori l’appuntamento era “allo stadio“. Infatti tutti i camion, che avrebbero poi scaricato nelle strade di Arezzo, si davano appuntamento nel parcheggio adiacente; era qui che si vendevano molti mobili e quadri in anteprima e quindi si facevano i primi affari. Come in una specie di corteo, gli espositori, entravano finalmente in cittá il venerdì pomeriggio, dove avrebbero scaricato i loro camion.

Il sabato iniziava il vero e proprio mercato che vedeva “i napoletani ” scaricare sopratutto in Piazza Grande, “i baresi ” nella salita che portava al “Pratone” e “i romani” sparsi un po’ ovunque.

Ricordo con tanto affetto e stima un antiquario dell’Aquila oggi scomparso, che scaricava accanto alla fontana di Piazza Grande: aveva uno stile molto semplice….. neanche un oggetto era più tardo del Luigi XIV. Ricordo, come fosse ora, quando in macchina con la mia famiglia, nei primi anni ’70, mio padre vedendo in autostrada il suo camion scoperto pieno di ogni ben di Dio, gli fece cenno se poteva accostare; al primo autogrill sulla Roma – l’Aquila è nato un sodalizio di lavoro durato molti anni .

Il nostro primo spazio espositivo ad Arezzo (dopo tanta gavetta nelle vie della città) è stato accanto ai genovesi al primo piano del Palazzo Brizzolari.

In seguito abbiamo avuto uno spazio a Piazza San Francesco, all’interno dell’ex galleria del famoso antiquario aretino Ivan Bruschi. La nostra esperienza nella magnifica città che ha dato i natali a Giorgio Vasari, primo storico dell’arte della storia, oltre che insigne pittore, si è conclusa agli inizi degli anni ’90

È tanto che non faccio una visita ad Arezzo, è tempo di tornare presto in questa splendida città.

Ma ora é tempo di trasferirci a ….

Parma

“Mercanteinfiera” è ancora oggi, forse, la più importante fiera di antiquariato, modernariato e design a livello mondiale.
Ripenso ancora con gioia alla mia prima partecipazione: un solo padiglione, il mitico numero tre, un allestimento senza pareti e tanti, tanti clienti.

Merce praticamente terminata il primo giorno! Un’altra cosa, per me indimenticabile di quella fiera: una sala completa di Gió Ponti in pergamena venduta in tempo reale allo scarico alle otto di mattina (purtroppo non da me, ma dal mio vicino….).
M69, PAD 2, V23, PAD 3, no, non è un codice segreto, ma il numero dei nostri stand alle Fiere di Parma la cui nostra ultima partecipazione risale al
1998. È stata una bellissima esperienza. Credo che per la prima volta, qui a Parma ci sia stato un vero rapporto organico tra i vari antiquari della penisola. Oltre uno scambio di merci, c’è stato anche un confronto di stili e quindi di culture differenti.
Oggetti in corallo, provenienti da Trapani accanto a cassettoni Maggiolini, ribalte in stile Barocco romano Luigi XIV, scaricati insieme a dei Mori Veneziani Rococò. Uno spettacolo mai visto prima.
Senza parlare dei geniali visionari che già all’epoca trattavano il design italiano degli anni ’50/’60/’70. Ricordo come fosse ora la curiosità , mista a un pizzico di commiserazione, che mi destava la mia vicina quando scaricava della merce considerata da me, così orgoglioso dei miei putti dorati, insignificante.
Solo tanti anni dopo ho scoperto che si trattava di una Triennale di Arredoluce, una lampade Fontana Arte, poltrone di Franco Albini, Osvaldo Borsani, Zanuso, etc, ….
Il tempo le ha dato clamorosamente ragione!
Un’altra cosa mai accaduta prima è iniziata al Mercanteinfiera: il contatto massiccio e su larga scala del mercato antiquario italiano con quello internazionale; decoratori americani, designer francesi, antiquari mediorientali, che gioia quando acquistavano le tue cose!
Inoltre, per la prima volta qui a Parma si sono visti parcheggiati gli smisurati container degli International Shippers come Edet, Hedley’s, Camard. Che emozione andarli a guardare nella speranza che la tua merce sarebbe entrata lì dentro (in effetti ci si andava anche per vedere cosa acquistavano gli stranieri, ma questa è un’altra storia…..)

Ora é tempo di tornare nella mia città con la partecipazione a…

D’EPOCA ROMA

Correva l’anno 1989, apro “Il giornale dell’Arte” e l’occhio mi cade sulla quarta di copertina dove a tutta pagina c’è la pubblicità di una mostra che è il caso di dire, avrebbe fatto “EPOCA“. Il suo era nome era appunto “D’Epoca Roma”.

La cosa incredibile è che sia nel logo (la Paolina Bonaparte di Canova con nello sfondo Palazzo Borghese), che nel testo, si faceva chiaramente riferimento al Museo Borghese .

Possibile?! Una mostra di antiquariato in un luogo così unico?!

In effetti di Borghese si trattava, non era il Museo, ma molto più prosaicamente del parcheggio sotterraneo di Villa Borghese….

Poco importa pensai, mi piaceva comunque l’idea.

Non dimenticherò mai il momento in cui Guido Marchi, l’organizzatore della mostra, mi aprì l’enorme cartina dove avrei dovuto scegliere il mio posto, il mio stand.

Non fu facile, ero il primo!!!

Fu lì, in quell’ufficio di Largo dei Fiorentini che iniziò la mia storia a “D’Epoca Roma”.

Quella storia durò quattro anni, ma quella di cui vi parlerò tra un attimo e che iniziò proprio lì, dura da 28.

La seconda cosa più emozionante di quella fiera, fu la vendita che portai a termine ad un antiquario di Bologna, di una Madonna in marmo con Bambino, che avevo acquistato il giorno prima.

Il purissimo stile fiorentino quattrocentesco e la sua perfetta patina, rimandavano direttamente a sommi artisti come Desiderio da Settignano o Donatello, ma la firma parlava chiaro: Alceo Dossena; “Falsario italiano” (Cremona 1878 – Roma 1937)”, così lo qualifica l’enciclopedia Treccani che più sotto continua così “…. combinò addirittura un trust fra vari antiquari italiani che incoraggiarono l’artista a praticare questa attività, suggerendogli soggetti e modelli…. Per la parte erudita, storico-epigrafica, il consulente era Padre G. Sola….”

Qui ci sono varie considerazioni da fare: la prima, che forse colpirà soprattutto i romani è il nome del ‘consulente per la parte erudita storico-epigrafica’: Padre G. Sola, è il caso di dire “Nomen Omen”. La seconda, è il solito figurone che fa la nostra categoria di antiquari. La terza, la principale, é la questione che riguarda la categoria di persone che viene solitamente chiamata, penso in maniera un pò semplicistica “falsari”.

Così continua la descrizione :” …..i suoi falsi furono accolti anche in collezioni importanti (Metropolitan Museum di New York, musei di Cleveland, Boston, etc.).

Vedere le proprie opere collocate nei musei più prestigiosi del mondo non mi sembra proprio una cosa da poco.

Ebbene, per questo penso che bisognerebbe coniare una nuova definizione per questa categoria , io ne avrei una da proporre: “diversamente artisti

Dopo questa digressione torniamo alla nostra cara D’Epoca Roma.

Vi ho parlato finora della seconda cosa più emozionante di questo salone, ma qual’era la prima?

Indovinate chi era la ragazza che esponeva nello stand accanto al mio?

Ebbene si, era proprio lei, Sabrina Egidi.

Ringraziandovi per l’attenzione che mi avete dedicato, le dono di nuovo la parola per parlarvi del mitico…

PALAPARIOLI

Grazie Alessandro per il tuo bel contributo.

Nel 1996 abbiamo fondato la ben conosciuta “Galleria dell’Orologio”, dal nome della omonima e suggestiva piazza barocca incastonata nel centro di Roma, tra Via Giulia e Piazza Navona, Piazza dell’Orologio appunto, dove avevamo la nostra galleria.

È in questo periodo che inizia la nostra partecipazione a questa bella fiera il cui punto forte era la sua collocazione. Come si intuisce dal nome questa mostra si svolgeva nel prestigioso quartiere romano dei Parioli. La frequentazione era decisamente di alto livello così come la qualità degli espositori e quindi della merce.

A questo proposito vorrei parlarvi un po’ del bellissimo cassone che si vede qui in foto e che presentammo nell’edizione del 1997.

Questo meraviglioso mobile è un’opera tipica della manifattura toscana, sopratutto fiorentina o senese, della fine del XIX, inizi XX secolo.

È questo un periodo che un segna un revival di forme rinascimentali con una grande richiesta di mobilio nello stile italiano del quindicesimo secolo. Sopratutto negli Stati Uniti, venivano ricreati ex-novo dei veri e propri castelli in stile fiorentino, che rappresentava all’epoca il massimo del glamour.

Celeberrimo è il cosiddetto Hearst Castle. Come si intuisce dal nome, fu costruito per volere del magnate della stampa William Randolph Hearst, il tycoon che ha ispirato il film “Quarto potere” di Orson Wells. Costruito in un periodo un po’ più avanzato, alla fine degli anni ’40, è il trionfo dell’eclettismo più sfrenato, esempio perfetto di quello che noi europei chiamiamo con malcelato snobismo ‘kitsch’.

Nel Quattrocento fino agli inizi del Cinquecento molti artisti famosi decorarono cassoni nuziali, dal Ghirlandaio e Jacopo del Sellaio fino a Benozzo Gozzoli e al Botticelli.

A Giovanni di ser Giovanni, detto ‘Lo Scheggia’, fratello del più noto Masaccio, è invece attribuibile l’originale di questo cassone nuziale ma il vero autore di questo mobile è probabilmente il cosiddetto ‘Maestro del panforte’.

Questi è stato un artigiano-falsario-artista al quale Federico Zeri, in una delle sue famose querelle, aveva attribuito quattro tavole di cassone con scene nuziali inizialmente ritenute opere di Ambrogio Lorenzetti cioé il ‘Maestro del panforte’.

Questo artista, di cui è ancora sconosciuta l’identità, deve il suo soprannome ad un fatto curioso.

Siena, famosa nel mondo per la sua arte e il suo Palio, è anche rinomata per un suo dolce tipico chiamato panforte. Ora successe che nei primi anni del 1900 i panforti della pasticceria della famiglia Parenti erano diventati i più ricercati a causa della carta che li avvolgeva, la quale rappresentava di volta in volta delle scene di vita medievale. Le opere riconducibili al nostro falsario ‘Maestro del panforte’ sembra fossero ispirate proprio da queste scene e questo è il motivo del suo strano appellativo.

La nostra ultima partecipazione al Pala Parioli risale al 2004 e posso dire che è stata veramente una bellissima esperienza.

Nel 2000 ci trasferiamo da piazza dell’Orologio e apriamo la nostra boutique a via dei Coronari, la via per eccellenza dell’antiquariato a Roma.

È in questo periodo che per la prima volta partecipiamo a quella che è stata una delle mostre più prestigiose che ci sono state nella mia città…

GRANDI ANTIQUARI A ROMA

Tra i saloni di antiquariato ai quali abbiamo partecipato Grandi Antiquari è sicuramente uno dei più prestigiosi.

Già dal nome dato alla manifestazione erano chiari gli obiettivi degli organizzatori: riuscire ad allestire a Roma una mostra di altissimo livello che potesse rivaleggiare con la Biennale di Palazzo Venezia. Anche la collocazione era stata scelta con questo obiettivo. Per la prima volta nella capitale una fiera di antiquariato di alto livello si sarebbe svolta nello storico quartiere dell’EUR ed in particolare nel bellissimo Palazzo dei Congressi.

Fatto progettare e costruire da Mussolini nel 1942, l’EUR è probabilmente l’ultima vera impronta artistica che abbia conosciuto Roma.

“…é facile essere intimiditi dagli austeri edifici di questo quartiere, dai suoi ampi viali …” ho letto su una guida di Roma, ed è vero , ma più ancora direi che visitandolo si prova una sensazione di estraniamento, una sorta di sindrome di Stendhal, in salsa modernista.

In ogni caso nulla di più distante dai contorcimenti barocchi che caratterizzano la nostra città.

È qui dunque che nel 2000 si è svolta la prima edizione di “Grandi Antiquari a Roma“.

Anche per tener fede al titolo della mostra, abbiamo presentato un bellissimo olio su tela inedito di Michele Antonio Rapous. Come si legge su un catalogo della casa d’aste Wannenes, egli ‘fu un autore di nature morte fra i più eccelsi del Settecento piemontese, influenzato dalla coeva pittura francese e autore di raffinate composizioni floreali’ . Il nostro dipinto si trattava appunto di una “raffinata composizione floreale” ed aveva il pregio di essere in prima tela e possedeva ancora la sua cornice coeva.

In un’altra edizione abbiamo presentato una bellissima coppia di nature morte ovali con cornici originali attribuita al pittore Giovanni Stanchi . Questo artista operante a Roma nella seconda metà del XVII secolo a causa della sua notevole abilità nel rappresentare nature morte era chiamato appunto ‘dei fiori’.

Scrivendo queste righe, i nostri ricordi si sono riempiti di tanti altri bellissimi mobili, quadri e oggetti che in quel periodo avevamo selezionato per poi esporli in questo salone: una strepitosa coppia di dormeuse romane in legno dorato Luigi XV(foto), un tavolo consolle in legno dorato firmato Bernardini (foto), una coppia di consolle toscane che non hanno fatto neanche in tempo a entrare nel nostro stand, che due noti antiquari umbri hanno subito comprato per presentale a loro volta alla ‘Biennale di Firenze’.

Bellissima esperienza questa nostra partecipazione a ” Grandi Antiquari a Roma” che ci ha fatto crescere professionalmente e ci ha spronato a fare sempre meglio.

Nel 2002 con grande soddisfazione vengo ammessa nell’Albo dei Periti della Camera di Commercio di Roma e poi nell’Albo ufficiale dei Periti in Mobili Antichi italiani per il Tribunale Civile di Roma. Che soddisfazione!

Ma ora é tempo di attraversare le Alpi e parlarvi finalmente del nostro arrivo a Parigi.

Parigi

Siamo così arrivati al 2005 quando vidi la pubblicità di una esposizione di antiquariato che si sarebbe svolta a Parigi, anzi per essere precisi a Saint Ouen alle porte della capitale francese e il suo nome che mi colpì molto era ‘Mondial de l’antiquité’.

Saint Ouen è un agglomerato urbano a ridosso della mitica périphérique parigina diventato a partire dagli anni ’70/’80 il vero e più importante centro dell’antiquariato e della decorazione mondiale.

Nato come mercato delle pulci negli anni a cavallo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, è in seguito ‘Classé depuis 2001, Zone de Protection du Patrimoine Architectural Urbain et Paysager come recita il sito ufficiale e il suo successo è tale che è diventato il quarto sito più visitato di Francia. Ogni week-end, da tutto il mondo, arrivano a Rue des Rosiers migliaia di persone e tra questi oltre a decoratori, antiquari e arredatori, si possono incontrare star mondiali del jet set internazionale. Dagli chef pluristellati ai campioni dello sport, dagli stilisti alle star del mondo dello spettacolo, tutte le settimane il mercato è visitato dalle più grandi personalità.

Noi nel 2005 siamo partiti per passare un week end di lavoro e dopo dodici anni siamo ancora qui nel mitico Marché Serpette .

Qui abbiamo avuto la possibilità di accogliere nella nostra galleria Alain Ducasse, Madonna, Rod Stewart, Demi Moore, Lionel Richie, ho avuto la fortuna di poter annotare nella nostra agenda clienti prestigiosi come Lenny Kravitz, Laetitia Casta, Giambattista Valli, Jean-François Piège.

Di tutto questo molto onorata.

È qui che continua la nostra bella storia ed è qui che vi aspettiamo tutte le settimane per accogliervi come facciamo da tanto tanto tempo.