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Mani

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Con le mani sbucci le cipolle…” questo é il famoso attacco di una celebre canzone italiana di Zucchero. Quante cose si possono fare con le mani… Ce ne accorgiamo forse solo quando un incidente, anche modesto, ci impedisce di usarle.

Basta una mano fasciata per renderci conto di quante cose sa fare un dito, uno qualunque, e di quanto sia miracoloso il loro funzionamento.

Oggi quindi renderemo omaggio alle mani, alla loro importanza, e le osserveremo nei gesti più impensati, dai più nobili ai più miserabili.

Cosa c’é infatti di più terribile di un tradimento? (foto 1)

Il soggetto é facilmente intuibile, il pesce é da sempre il simbolo del Cristo.

E cosa c’é di più chic di un mignolo alzato? (foto 2) James Tissot pittore francese della fine dell’800 trapiantato a Londra, é irresistibile nel rappresentare al meglio la borghesia, con i suoi riti, le sue aspirazioni, e i suoi tic.

   Mani.Il pesce é da sempre il simbolo del Cristo.
Mani. Il pesce é da sempre il simbolo del Cristo.
Cosa c’é di più chic di un mignolo alzato?
Mani. cosa c’é di più chic di un mignolo alzato?

Sin dai tempi della sua nascita nella Firenze dei Medici, la borghesia ha sempre cercato disperatamente di calarsi nei panni di quella nobiltà che stava spazzando via, mutuandone stili di vita, mode, gesti ecc. Ma come in tutte le cose copiate, non innate, rimane sempre quel senso di falso, di posticcio.

Francesco Trombadori artista aderente alla scuola romana del ´900 (foto 3) ci mostra invece il garbo di una mano che si copre le pudenda.

   Francesco Trombadori, artista della scuola romana
Mani. Francesco Trombadori, artista della scuola romana

Due bellissime mani che cuciono, (foto 4) diventano invece per Angelo Caroselli (Roma 1585-1652) una allegoria della Vanitas.

   Mani. Allegoria della Vanità  Angelo Caroselli  (Roma 1585–1652)
Mani. Allegoria della Vanità Angelo Caroselli (Roma 1585–1652)

Mentre sarebbe bellissimo ascoltare la musica suonata dalla mano ritratta nel quadro attribuito al pittore barocco Théodore Van Thulden (foto 5).

  Mani. Théodore Van Thulden
Mani. Théodore Van Thulden

Delle mani guantate di bianco che si agitano, (foto 6) invece sappiamo poco, ma possiamo intuire molto. I costumi lasciano pensare ad una discussione fra un nobile ed un alto prelato, é facile quindi intuire quale fosse la posta in gioco: la plurisecolare ricerca di un equilibrio fra Stato e Chiesa.

 Delle mani guantate di bianco che si agitano,
Mani. Delle mani guantate di bianco che si agitano

Conosciamo invece la storia di Teseo, Arianna ed il suo filo (foto7) illustrata nel quadro di un artista del quale conosciamo soltanto il cosidetto ‘name-piece’: Maestro dei Cassoni Campana. Si sa che fu attivo nel 1500 a Firenze, ma non conosciamo la sua identità.

   la storia di Teseo, Arianna ed il suo filo
Mani. La storia di Teseo, Arianna ed il suo filo

Non poteva certo mancare una classica manona di Pablo Picasso (foto 8), che ci ricorda sempre le infinite maniere possibili di osservare e rappresentare la realtà.

   Pablo Picasso e la sua manona.
Mani. Pablo Picasso

Ci salutiamo con la foto 10, un’opera di Pietro da Rimini (1324-1338).

Qui le mani hanno un compito ingrato, forse il più doloroso e difficile.Solo la grazia inarrivabile dei Primitivi italiani puó permettersi di affrontare una prova del genere; deporre il corpo esanime di Gesù dalla croce.

Pietro da Rimini (1324–1338)
Mani. Pietro da Rimini (1324–1338)